PROGETTO EDUCATIVO ORATORIO ANSPI DI
TRECCHINA
TRA
SOGNO E REALTA’
a) PREMESSA
Un progetto educativo si inserisce
tra due coordinate: quella della realtà, della situazione
oggettiva, del punto
di partenza, della fotografia dell’esistente e quella del sogno,
dell’idealità, delle mete e degli obiettivi che si prefigge.
E’
importante tenere insieme le due prospettive.
Un progetto educativo dell’Oratorio
che fosse privo della dimensione del sogno finirebbe per
non essere né profetico
né produttivo; non farebbe altro che sclerotizzare nel passato
quella situazione che invece, proprio perché si tratta
di progetto “educativo”, dovrebbe positivamente evolversi.
D’altra parte un progetto che fosse
solo ed esclusivamente un “sogno” finirebbe per risultare
inevitabilmente “utopico”.
Per questo è fondamentale mantenere
in tensione dialettica i due elementi, affinché questo lavoro
non risulti “disincarnato” e nel frattempo sia il punto di
riferimento cui ispirarsi nella programmazione dell’attività
oratoriana e nello stile educativo da perseguire.
b) DEFINIZIONE
L’Oratorio è la Chiesa, presente
nel territorio, che si
rivolge alle nuove generazioni per annunciare loro il Vangelo di
Gesù, “Via, Verità e Vita”.
E’ luogo d’educazione alla fede
e alla fraternità intesa come scoperta della paternità di
Dio e della vita stessa della Trinità.
L’Oratorio, luogo della fede e
della fraternità, si riconosce come una casa, dove si vive come
una famiglia. In famiglia c’è spazio per l’anziano e il piccolo,
l’adulto e il giovane, per chi è in salute e chi è ammalato, per
chi è gioioso e per
chi è in difficoltà.
In famiglia ciascuno si sente
accolto, voluto bene ed ascoltato per quello che è, per quanto
dice e può dire, con i suoi limiti, con le sue crisi, con i suoi
alti e bassi.
In famiglia ciascuno deve poter
scoprire i propri talenti e metterli a disposizione in uno stile
di servizio e corresponsabilità.
Ecco perché ci piace pensare al
nostro oratorio come “UNA FAMIGLIA DI FAMIGLIE”.
In Oratorio quindi gli adulti
lavorano con i giovani, i giovani collaborano con i genitori
nell’animazione, a tutti è affidata la responsabilità di
educare, di aiutare i bambini, i ragazzi nel loro cammino di
crescita. In Oratorio, attraverso un
clima d’accoglienza e disponibilità, s’impara a stare insieme,
ad accettarsi per quello che si è, ad ascoltarsi, a darsi
una mano a vicenda.
In
Oratorio si gioca insieme, ci si diverte, si litiga ma ci si
apre al perdono; ognuno ha la possibilità di conoscere Gesù
attraverso la catechesi, di incontrarlo nella preghiera, di
vivere l’amore ricevuto nella cura reciproca, nel servizio
generoso e incondizionato.
In Oratorio si “diventa grandi”, ci
si attrezza per partire, per andare ad annunciare il Vangelo
“fino agli estremi confini della terra!”.
c) OBIETTIVI
L’obiettivo generale dell’Oratorio
può essere così sintetizzato:
Educare alla fede e alla
fraternità:
una fede che diventa adulta, capace
di darsi delle ragioni, di avere al suo centro l’incontro con
Cristo, di esprimersi in una vita di carità nella testimonianza
“sino ai confini della terra”;
-
a
una fraternità concepita non come una generica “compagnia”,
bensì come modalità di vita della stessa comunione trinitaria.
Ciò
significa:
-
ACCOGLIERE ogni bambino,
ragazzo e giovane senza pregiudizio o selezione, ma per ciò che
è e così
come è.
-
ANNUNCIARE la persona di
Gesù e il suo messaggio in modo esplicito ed essenziale, atto a
creare le condizioni perché bambini, ragazzi e giovani possano
conoscere i contenuti della fede, darne le ragioni e celebrarla.
-
EDUCARE
all’integrazione fede-vita. Quel vuol dire sostenere i ragazzi e
i giovani nel cammino verso la costruzione di un progetto di
vita autenticamente umano e cristiano e l’acquisizione degli
atteggiamenti e comportamenti corrispondenti.
-
PROMUOVERE una cultura
della vita ispirata da valori cristiani quali il rispetto della
persona, il dialogo, la tolleranza, la responsabilità.
-
FAVORIRE la vita di
gruppo, la socializzazione. Questo permette al bambino, al
ragazzo, al giovane di uscire da se stessi o di isolarsi con i
soliti pochi amici, per maturare la propria identità a confronto
con gli altri e per fare esperienza di comunità.
-
RICONOSCERE la capacità
per ogni bambino, ragazzo e giovane di assumersi delle
responsabilità in prima persona e insieme agli altri
nell’oratorio, in comunità, sul territorio.
d) ICONA BIBLICA
Tra
le tante immagini bibliche che si potrebbero utilizzare per
definire l’Oratorio, una ci sembra particolarmente suggestiva: è
quella del ROVETO ARDENTE. (Es. 3)
L’episodio è noto. Mosè, pascolando
il gregge di suo suocero (cioè facendo un suo normale ed
abituale lavoro quotidiano) s’imbatte, presso il monte Oreb, in
un roveto che “arde e non si consuma”. Il fatto suscita in lui
curiosità: “voglio avvicinarmi a vedere cosa succede: perché
il roveto brucia e non si consuma?”
Ci piacerebbe che questo fosse
l’interrogativo di tanti di fronte all’Oratorio: il desiderio
di conoscere e vedere una realtà che ha “qualcosa “ di speciale.
O visto dall’altra parte essere luogo che suscita , in chi
passa, uno stupore e una meraviglia: “Perché la gente che si
trova qui arde e non si consuma, cioè è contenta, di una gioia
non effimera? Perché si vuole bene, al di là delle differenze?
Perché è unita pur nelle diversità?”
Ci piacerebbe che chi passa
sentisse un desiderio: “voglio avvicinarmi a vedere cosa
succede. Come Mosè, come presso un roveto ardente”.
Ma non solo. Dio dal roveto dice a
Mosè: “Togliti i calzari, perché il luogo in cui ti trovi è
una terra santa”.
Anche l’Oratorio vorrebbe esserlo:
un luogo diverso, in cui ci si comporta in maniera diversa
rispetto all’esterno, una diversità che dice di una santità che
non appartiene alla terra, ma a Colui che ci chiama.
E Dio presso il roveto chiama Mosè,
gli svela la sua vocazione.
E’ quanto desideriamo che i ragazzi
che frequentano l’Oratorio scoprano: la vocazione d’essere
cristiani, amati da Dio, scelti da Lui e quindi pronti a
sceglierlo nella loro vita quotidiana.
E ancora. E’ presso il roveto che
Dio fa udire a Mosè la voce del popolo in schiavitù.
E’ in Oratorio che i ragazzi
vengono educati a sentire i bisogni che li circondano per
farsene carico nel servizio e nella carità.
Di più. E’ presso il roveto che Dio
rivela a Mosè il suo nome: “Io sono colui che sono”.
In Oratorio s’impara a conoscere e
ad amare Dio: è questa
scoperta che cambia la vita. E’ questo l’incontro che,
attraverso gli strumenti del gioco, della catechesi e del
servizio, e nello stile dell’ animazione l’Oratorio vuole
aiutare a vivere.
Infine Mosè lascia il roveto per
andare dal suo popolo: l’Oratorio è fatto per scomparire,
affinchè uno divenga capace di vivere nel suo quotidiano tra i
suoi fratelli quanto qui ha scoperto e fatto esperienza. Come
Mosè.
Si, è questo il nostro sogno: che
l’Oratorio dell’ANSPI di Trecchina sia davvero un roveto
ardente, che suscita interesse, terra santa in cui Dio rivela il
suo nome, in cui scoprire i bisogni del mondo e la propria
vocazione, per andare ad annunciare il Vangelo “fino agli
estremi confini della terra”
Il presente progetto aiuti tutti
noi a realizzare questo sogno.
Senza consumarci! |